" My intelligence does not stop at my skin" (H. Gardner)
"Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell'umanità" Pierre Lévy

Capitolo 3 Social networking e apprendimento. Quali intersezioni?

Proposte di paragrafi/argomenti per questo capitolo:
Dubbio: parliamo solo dei Social Network Sites (es. facebook, twitter, ecc.) o anche dei social media (es. wiki) o in generale del social networking come pratica/metodo differenziando anche in questo capitolo, quando necessario, tra social network site e social media? Io credo che dovremmo appofondire esclusivamente la questione dei social network altrimenti il discorso rischia di diventare troppo lungo e dispersivo (magari può bastare se necessario un accenno ai social media e apprendimento!) OK!
Social networking
Calvani, Rotta
Network. hardware su cui internet si appoggia
Networking: lavorare in rete
Personal networking: collaborazione tra familiari e amici
Topical networking: collaborazione tra soggetti interessati a un argomento specifico
Peer networking: collaborazioni basate sull’aiuto reciproco ai fini di un problem solving
Synthesis networking: collaborazione tra gruppi di ricercatori giudati da un trainer (es. studenti guidati da un docente)
Clearing house networking: connettere gruppi di individui e grandi quantità di info
Brokering network: collaborare sottoponendo problemi specifici a esperti on demand.
Educational networking: l’uso delle tecnologie di social networking per scopi educativi, sfruttando il valore pedagogico di questi strumenti.


3.1 I social network: potenziali strumenti efficaci per l'apprendimento?

Nell'ambito delle politiche educative internazionali l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita sembra la risposta formativa più adeguata alla complessità della società globalizzata del XXI secolo. Inoltre, l'apprendimento continuo e la formazione di ciascun individuo sembrano sempre più legati ad una buona ed efficace integrazione di apprendimento formale ed informale.
Le risorse e le opportunità della rete sono riconosciute quali strumenti privilegiati per inserirsi e adattarsi alla "società conoscitiva" (Cresson) per vari ed intuitivi motivi: la rapida diffusione delle informazioni, l'accessibilità e la facilità d'uso della componente tecnologica, la ormai forte componente sociale e il coinvolgimento attivo degli utenti che oggi si osserva nella rete.
Ai fini della formazione, gli studiosi ritengono sempre più interessanti i "significativi processi di conoscenza" (Cicognini, pag. 17) che avvengono in rete in quanto "le dinamiche delle comunità d'apprendimento virtuali (le VLC, Virtual Learning Community) e le pratiche sociali in rete degli ambienti di social networking agevolano i processi di acquisizione di competenze complesse e di creazione di identità" (Cicognini, pag. 21).
Se gli ambienti di social networking sono "spazi condivisi per la creazione di conoscenza" (Cicognini), risulta interessante per formatori ed educatori indagare le nuove modalità di apprendimento in rete, sperimentare quali abilità e quali competenze possono essere sviluppate o privilegiate attraverso i social media e i social network in particolare.
L'utilizzo didattico delle risorse del web 2.0 deve necessariamente partire dalla conoscenza e dall'esplorazione degli strumenti tecnologici per individuare quelle applicazioni che potrebbero dare un valore aggiunto alla didattica alla luce dei principi e dei suggerimenti delle teorie dell'apprendimento. Per questo motivo, si dedicherà un paragrafo alla presentazione delle teorie e delle ricerche che si sono interessate all'apprendimento collaborativo della conoscenza che avviene nel mondo digitale. Successivamente, si procederà all'analisi dei principali social network in termini di punti di forza e di debolezza dal punto di vista didattico, presentando anche esempi d'uso e resoconti di sperimentazioni, nell'ambito formativo, effettuate a livello nazionale ed internazionale.
L'approccio metodologico nell'affrontare il problema delle intersezioni tra social network e apprendimento parte dalla convinzione che la conoscenza e l'uso consapevole degli strumenti e un continuo confronto con le teorie dell'apprendimento e i risultati della ricerca sono il presupposto essenziale per un loro possibile uso efficace nella didattica.


3.2 Prospettive teoriche alla base del social networking per fini educativi
Gli ambienti di social networking rappresentano, per certe teorie e approcci metodologici, dei luoghi efficaci per la co-costruzione di conoscenza, soprattutto per le dinamiche collaborative che li caratterizzano.
E' diffusa l'idea che l'uso diffuso e pervasivo di internet e della tecnologia, con la relativa facilità di entrare in comunicazione e creare relazioni, stia modificando il modo di apprendere dei soggetti, soprattutto delle giovani generazioni; Levy parla di "Intelligenza collettiva", De Kerckhove di "Intelligenza connettiva", gli studi nell'ambito del costruttivismo, del connettivismo, della Social Networking Theory sottolineano la componente collaborativa nel processo di costruzione della conoscenza e l'importanza del fattore relazionale. Conviene passare in rassegna i presupposti teorici di ciascun approccio per rilevare gli elementi che possono aiutare a comprendere la peculiarità dei processi di apprendimento che avvengono nella rete.

Teoria delle Intelligenze Connettive (non so se è pertinente o è inutile divagazione, forse è meglio eliminare questa parte!)
L’uso pervasivo delle applicazioni tecnologiche offerte dai media, e soprattutto dalla rete, e i processi di conoscenza che in ed attraverso la rete avvengono alimenta il dibattito sull’intelligenza che viene detto “distribuita”, “collettiva”, “connettiva”.
Richiamando la teoria delle Intelligenze Collettive di Pierre Levy, De Kerckhove l'ha aggiornata e adattata al contesto tecnologico delle reti, mirando alla connessione delle intelligenze quale approccio ed incontro sinergico dei singoli soggetti per il raggiungimento di un obiettivo. (http://it.wikipedia.org/wiki/Derrick_de_Kerckhove)
Lo studioso parte dal concetto di Pierre Lévy di “Intelligenza collettiva” e la trasforma in “intelligenza connettiva”, cioè un’intelligenza che ormai si basa sull’uso del computer e sulla telefonia. Lo studioso sottolinea il concetto di "connettività" rispetto a quello di "collettività" di Lévy per valorizzare l'identità dell'individuo all’interno della connessione.
L’intelligenza connettiva cambia radicalmente la natura dei nostri processi mentali e ci associa ad altre menti collegate in rete per scoprire, conoscere, prendere decisioni e quant’altro, egli afferma che da internet sarebbe nata una forma nuova di intelligenza.
In "Brainframes" (1993) egli descrive il brainframe come una struttura cognitiva condizionata dall’uso delle tecnologie informatiche, in grado di “incorniciare” il nostro pensiero. L'evoluzione dei media ha portato a sviluppare tre successivi tipi di brainframes: alfabetico, televisivo (videoframe) e cibernetico.
La tecnologia viene considerata un prolungamento immediato delle capacità umane, dei veri e propri “terminali cognitivi”; De Kerckove sostiene che “con la televisione e i computer abbiamo trasferito l’elaborazione dell’informazione e la riflessione, dall’interno del nostro cervello, agli schermi che stanno davanti ai nostri occhi”. L'autore pone una domanda: “un nuovo essere umano è in via di costruzione, può la scuola ignorarlo?"

Il costruttivismo è l'orientamento che influenza le più recenti ricerche pedagogiche, in esso sono confluite la maggior parte delle istanze cognitiviste; Il costruttivismo si sviluppa, come orientamento epistemologico, alla fine del Novecento e si basa su tre principali concetti: la conoscenza è il prodotto di costruzione attiva da parte del soggetto che apprende, ha carattere situato e viene mediata da forme di collaborazione e negoziazione sociale (A. Calvani, "Principi dell'istruzione e strategie per insegnare", pag. 132).
Le ricerche pedagogiche più recenti, di taglio costruttivista, sottolineano l'importanza dell'ambiente di apprendimento, quale luogo, reale e virtuale, in cui il soggetto che apprende opera supportato da impalcature di sostegno appositamente predisposte per favorire la sua attività conoscitiva. Tale ambiente è arricchito delle "risorse di apprendimento, tecniche, organizzative, interpersonali" (M. Ranieri, "E-learning, modelli e strategie didattiche", pag. 28), in esso si pone l'accento sulla costruzione più che sulla trasmissione della conoscenza, si tende a contestualizzare prendendo spunto da casi reali, si stimola la metacognizione, si sfrutta soprattutto la costruzione cooperativa della conoscenza.
Di stampo costruttivista sono pure le teorie sulle comunità di apprendimento e sulle comunità di pratica teorizzate da Wenger nel 1991, in cui la conoscenza avviene attraverso uno sforzo collettivo di comprensione del senso (Ranieri pag. 29). Tali comunità, studiate dalla Social Network Analysis, rappresentano una forma matura, consapevole ed evoluta di approccio alla conoscenza in rete e caratterizza prevalentemente adulti e utenti esperti del web 2.0.

"Noi usiamo il termine "connettivismo" per descrivere una pedagogia basata sulla rete" (http://www.huffingtonpost.com/stephen-downes/connectivism-and-connecti_b_804653.html) così Stephen Downes parla della tanto discussa "teoria" di cui si fa promotore insieme a George Siemens. (At its heart, connectivism is the thesis that knowledge is distributed across a network of connections, and therefore that learning consists of the ability to construct and traverse those networks. Knowledge, therefore, is not acquired, as though it were a thing. It is not transmitted, as though it were some type of communication.)
Il connettivismo viene introdotto da Siemens nel 2004 e riguarda i processi di apprendimento nella società digitale; esso si pone come ricerca teorica per superare le tradizionali teorie di apprendimento sviluppatesi in un periodo in cui la tecnologia non aveva l'influenza che ha assunto negli ultimi anni. Dal 2005 contribuisce alla sua teorizzazione lo studioso Downes, che vi integra il concetto di intelligenza distribuita.
Di fronte a varie critiche incontrate al suo nascere ed in seguito all’esigenza di definire meglio l’impianto teorico del loro approccio e nuovi modelli di apprendimento, nel 2008, Siemens e Downes promuovono, in rete, il corso “Connectivism and Connective Knowledge”, i cui contributi e lavori sono etichettati con la tag CCK08. Il corso è durato un anno, ha avuto luogo anche su Facebook, ha coinvolto più di 500 partecipanti, ha stimolato il dibattito sull’impatto delle tecnologie educative all’interno della cornice teorica connettivista ed è stato, infine, seguito da una famosa pubblicazione: “Knowing knowledge” sempre del 2008 (http://www.elearnspace.org/KnowingKnowledge_LowRes.pdf).
In una tabella (fig…*) Siemens compara i principi del paradigma connettivista con le tradizionali teorie dell’apprendimento, che egli considera oramai superate da un approccio volto a sostenere più efficacemente i processi di creazione e continua espansione della conoscenza nella società digitale.
(*inserire tabella “Paradigmi teorici dell’apprendimento a confronto” CCK08 2008 pag. 44 Cicognini)
Nel connettivismo, il processo di apprendimento viene rappresentato dalla metafora della rete con nodi e connessioni (fig. pag. 29 “Knowing knowledge”), un nodo è qualsiasi cosa che può essere connesso ad un altro nodo e quindi è rappresentato da dati, contenuti, informazioni (Cicognini, pag. 37). Apprendere vuol dire creare connessioni e sviluppare una rete. Per comprendere e sviluppare i processi di apprendimento bisogna concentrarsi perciò sui processi di sviluppo di connessioni e relazioni.


Con l’immagine sotto, intitolata “Know where”, si sottolinea l’importanza della rete quale strumento per dominare un “contenuto” di conoscenza in continua evoluzione e trasformazione, chi apprende in uno spazio fisico è chiamato ad arricchire la sua formazione con strumenti e risorse del web per stare al passo con una conoscenza in continuo e rapido divenire. Siemens sottolinea il fatto che essere interconnessi e sapere dove trovare le informazioni sono competenze essenziali nella società digitale.
(fig. “Knowing knowledge” pag. 32)

Secondo i principi teorizzati da Siemens l'apprendimento si basa sulla differenza di opinione, è un processo di connessione e perciò viene facilitato dalle tecnologie digitali, la competenza dell'imparare a imparare è centrale, appartenere ad una rete ed alimentare significa sostenere l'apprendimento permanente, come processo dinamico e continuo. Il Connettivismo ingloba, inoltre, principi esplorati dalle teorie del caos, del networking, della complessità e dell’auto-organizzazione.
La prima teorizzazione di Siemens ha incontrato diverse critiche volte a mettere in discussione l'accezione di “teoria dell'apprendimento” che egli rivendica. Se alcuni studiosi, come Ally, considerano questa cornice teorica la più adatta ad inquadrare i processi formativi tipici della rete, seppur in una visione di continuità ed integrazione con i tradizionali paradigmi teorici, altri ne hanno messo in luce le debolezze e i limiti (tra questi Kerr, Calvani, Verhagen).
Calvani dedica al documento “knowing knowledge” un articolo provocatorio (“Connectivism: new paradigm or fascinating pot-pourri?” 2008) in cui ne denuncia le debolezze teoriche e mette in guardia su quanto la componente tecnologica risulti troppo preponderante, rischiando di dar ad intendere che la semplice creazione di reti tra individui possa produrre conoscenza. Calvani sottolinea, inoltre, che le forme di apprendimento descritte e l’organizzazione della conoscenza, rese spesso con “slogan” ad effetto, si realizzano tra utenti esperti, avvengono in un contesto d’uso evoluto della rete e non si possono pretendere negli ambienti scolastici che spesso vengono citati nella pubblicazione.
"Se da un lato il connettivismo può essere interpretato come la cornice in cui gli apprendimenti possono svilupparsi in ambienti tecnologici favorevoli, dall'altro si riconosce che gli ambiti da esso descritti diventano possibili solo se costantemente alimentati da una sempre più ampia base sociale di soggetti, che concorrono alla creazione, condivisione, organizzazione e gestione delle risorse (...), attraverso l'uso dei social software" (Cicognini pag. 40). Cicognini sottolinea, infine, come un'efficace progettazione formativa terrà quindi conto di fondamentali elementi quali: competenze metacognitive e metariflessive, rispetto dei tempi personali di apprendimento, una complessità graduale, il riattraversamento costante delle strutture cognitive dei soggetti in formazione.
Tra le piste per ulteriori studi nella ricerca di un modello teorico solido per l’apprendimento in rete, Cicognini indica la necessità di esplorare alcuni concetti del connettivismo in un’ottica interdisciplinare e multidimensionale dei saperi; il bisogno di confrontarsi sulle sfide del nuovo paradigma con i decisori politici in ambito educativo; l’esigenza di approfondire le modalità di apprendere dei processi didattici, non formalizzati nel connettivismo.


Apprendimento formale, non formale, informale/PLE
(cercare fonti da Fini, Pettenati, Bonaiuti)
Gli utenti del web 2.0 sono lifelong learners. Le possibilità offerte dai social media e la facilità di creazione di reti informali e professionali, di collaborare e cooperare in rete allargano la possibilità di formazione continua, di apprendimento informale, tanto che da più parti si denunciano i limiti dell'educazione formale, delle piattaforme istituzionali chiuse di erogazione di corsi, sostenendo le ampie possibilità di apprendimento sostenuto da tecnologia, risorse digitali e reti sociali. Un uso "evoluto" ed efficace delle risorse digitali sembrano essere i Personal Learning Environment o Virtual Learning Environment, modi e strategie per fronteggiare l'overload informativo della rete, per organizzare il proprio apprendimento e sfruttare al meglio la presenza soggettiva in rete.
"Personal Learning Environments, Networks, and Knowledge" è il corso, di taglio connettivista, svoltosi nel 2010 sponsorizzato e organizzato dal "Technology Enhanced Knowledge Research Institute" (TEKRI) presso l'Athabasca University e coordinato da Stephen Downes, Rita Kop del "National Research Council of Canada" (NRC) Dave Cormier, George Siemens. Il corso aperto e gratuito, come tutte le edizioni, utilizza strumenti quali: wiki, forum (anche su moodle), newsletter, sessioni in Elluminate, gruppi in google, twitter, blog. ( https://tekri.athabascau.ca/content/personal-learning-environments-networks-and-knowledge ).
Definire un PLE: è un'idea, un concetto, un mix di filtri .....( feed, dashboard, ecc.)
Di fronte aIle potenzialità del web, i sistemi di istruzione formali diventeranno inutili? Risulta evidente che organizzare un PLE, orientarsi nella rete, gestire relazioni virtuali, selezionare strumenti e contenuti di "conoscenza", il cosiddetto "knowledge management", non sia innato nè sorga spontaneo nei giovani e nei novizi della rete. E' necessario ed opportuno che le Istituzioni formative assumano il compito di "educare" ad un suo critico, consapevole ed efficace, integrando tali strumenti nella didattica. In ambito scolastico, per esempio, si è compreso ormai che i "New Millenium Learners", i "Digital Natives", sono etichette non riferibili ad un uso "competente" delle risorse tecnologiche.
"we should not forget that the (static) basis of the pyramid enables individuals to develop the highest competences and that the role of school – just because
we are living today in the complexity of a reticular society in continuous motion - is, in the first place, redefining clearly and giving prominence to the foundations, basic competences and knowledge in their graduality and propaedeuticy." (Calvani, 2008)

Sicuramente ai fini di un apprendimento di qualità risulta conveniente integrare sempre di più educazione formale con stimoli all'apprendimento non formale e informale, che secondo le ricerche in ambito pedagogico è quello più efficace e che i sistemi educativi formali si avviano a riconoscere e certificare..
Quali possono essere in sintesi i principi, gli obiettivi e le competenze principali nell'ambito dell'educazione scolastica, dell'impresa riferibili all'uso dei social network che danno un valore aggiunto in termini di efficacia ai metodi della formazione tradizionale?


Bonaiuti L’apprendimento è un processo adattativo, quello formale avviene in contesto strutturato e in ambito organizzato con riconoscimento formali, è quindi un processo intenzionale.
L’apprendimento informale avviene fuori da strutture di istruzione e formazione non ha di solito certificati ufficiali. Benchè costituisca la prima forma di apprendimento e il fondamento stesso dell’età infantile è spesso trascurato. La logica del lifelong learning e della società della conoscenza ripensa l’apprendimento tra contesti formali e informali. Le prime esperienze di e-learning si collocavano in ambito formale, anche nelle esperienze ispirate al costruttivismo. Di queste si possono rilevare i limiti derivati dall’artificiosità della situazione formale e dai vincoli imposti dalla tecnologia impiegata. La comunità di pratica è difficile da raggiungere perché queste comunità sono limitate al periodo del corso con fine e inizio prefissate indotte dall’istituzione. Formale e informale dovrebbero cioè diventare sinergici e dovrebbe essere messo al centro il processo di costruzione della conoscenza.
L’uso del SN nell’ apprendimento centrato sull’utente sui suoi reali bisogni conoscitivi e espressivi. Le social software technologies che includono podcast, mappe concettuali collaborative web, feeds, blog, tagging, socialbookmarking offrono nuove possibilità per promuovere collaborazione e condivisione. Nel personal learning environment sono centrali per l’apprendimento del soggetto le sue reti di risorse personali.

3.3 Analisi dei punti di forza e di debolezza (dal punto di vista didattico) dei social network e dei social media più diffusi:
(possibili vantaggi e svantaggi riguardo l'integrazione nella didattica dei SN e dei social media in generale e poi una parte specifica schematizzata)
Vantaggi degli strumenti web 2.0 in generale: metacognizione, imparare a imparare, sviluppare apprendimenti profondi, creatività, condivisione e collaborazione, costruzione collettiva e attiva di conoscenza, interattività, accessibilità/digital divide, lifelong learning, abbattimento dei confini geografici, facilità d'uso, ecc. specificando il contesto di applicazione in quanto il vantaggio individuato in un settore potrebbe essere uno svantaggio in un altro.
Tabella con punti di forza di forza e di debolezza su:
wiki, youtube; facebook, ning, Twitter, Edmodo, Ellg, Myspace.
Svantaggi comuni riguardanti le questioni dell'autorevolezza del sapere (sapere formale/informale, accademico/ non accademico) e delle problematiche legate alla privacy (questo ultimo da approfondire nel cap 4 parte di Chiara).

Le nuove tecnologie hanno già e continuano a dimostrare il loro grande potenziale e il loro impatto sul nostro modo di pensare, di interagire (hanno modificato i modi in cui le persone comunicano collaborano e alcune forme sociali)
di imparare.
Punti positivi
  • Il web ed in particolar modo il web 2.0 per la sua "natura aperta" è un luogo dove si sviluppa un ambiente collaborativo in un contesto creativo, dove si attiva quello scambio intellettuale che è proprio della ricerca (quello che Anderson 2008 definisce "networking accedemico"). Apprendere sui SN serve non solo a sviluppare un progetto, ovvero a far sì che gli studenti abbiano in mente sin dall’inizio l’obiettivo finale (apprendimento cooperativo) ma anche la creatività nell’apprendere, ovvero un pensiero nuovo e nuovi modi di imparare (Reynard). Favorire una competenza del networking (ovvero lavorare in rete con esperti e/o con pari), che è l’essenza di tali ambienti, è anche esso uno scopo di tale processo.
  • Le interazioni sociali nell’apprendimento non sono un' opzione che rende solo più piacevole l’apprendimento ma una condizione necessaria perché l’apprendimento avvenga e sia efficace, specie per abituare i ragazzi al mondo del lavoro e alle sue dinamiche collaborative (Wiley). All’interno delle piattaforme dinamiche on-line, gli studenti possono riflettere e commentare il proprio operato o quello degli altri e rimaneggiare i concetti e i materiali studiati. “Postando” ad esempio una loro ricerca su un wiki o su Facebook possono ricevere il feedback e il supporto altrui. Il processo di apprendimento collaborativo all’interno del quale lo sviluppo cognitivo dei ragazzi è supportato da interazione e coordinazione di diverse prospettive fa riferimento al costruttivismo sociale. L’empowerment dello studente è esso stesso parte della sua esperienza. Acquisire capacità complesse richiede “interazione sociale in contesti situati che permettano agli studenti di vedere come le varie parti del processo vengono assemblate insieme (Trent, Artiles, & Englert, 1998, p. 285). Ambiti disciplinari particolarmente strutturati come la disciplina storica, ad esempio, sono molto adatti all’approccio del costruttivismo sociale in cui il linguaggio e la co-costruzione di concetti sono fondamentali. Inoltre in questo modo si favoriscono l’assunzione di responsabilità degli allievi, la loro responsabilità di agire attivamente nel determinare le proprie priorità di apprendimento, lo sviluppo delle loro attitudini personali e sociali e degli strumenti necessari per avere a che fare con le persone e le risorse convolte nel processo di apprendimento. È ottimistico pensare che attraverso il social software si raggiungeranno davvero gli scopi di personalizzazione dell’apprendimento ma sicuramente collaborazione significa spesso, maggiori conoscenza e qualità (De Villiers).
  • Da alcune recenti sperimentazioni e ricerche (O Sullivan et al 2004; Mazers) risulta che l'uso dei SN in contesti di istruzione assicuri un alto livello di immediatezza favorendo negli studenti - in particolar modo quelli che soffrono di ansia sociale- forme di apertura ed esposizione personale maggiori rispetto a quelle che hanno luogo negli ambienti di apprendimento tradizionali attraverso la comunicazione faccia a faccia, una più profonda motivazione nei confronti del corso e un atteggiamento positivo nelle relazioni studenti-studenti e studenti –insegnanti.
  • Secondo Reid (2011), fare didattica all'interno di questi spazi favorisce negli studenti l’acquisizione di competenze e codici comunicativi appropriati a diversi scopi e pratiche. Sui blog infatti, gli studenti devono rispondere con un linguaggio formale se fanno riferimento ad aspetti accademici o riguardanti i materiali di studio mentre possono usare un registro più informale negli scambi di comunicazione privata con scopi sociali (quelli cioè in cui costruiscono relazioni e condividono esperienze con i compagni di corso).
  • L’uso dei SN nelle scuole e nelle università mira anche all’alfabetizzazione dei corsisti alla navigazione all’interno di spazi complessi di informazione (Owen) e contribuisce allo sviluppo del loro pensiero critico e delle loro abilità tecniche (Wiley; Koplfer), competenze destinate a permanere e anzi necessarie per continuare ad apprendere in futuro (coerentemente alla logica del lifelong learning).
    Inoltre si tratta di un’occasione per sensibilizzare i ragazzi, che sono solitamente già familiari con queste tecnologie ma non sempre abbastanza consapevoli delle loro potenzialità e dei loro rischi, ad un uso corretto ed attivo delle stesse (si veda anche cap 3 Partecipare, interagire e proteggersi. Una prospettiva educativa)



3.4 Ambiti di applicazione ed esempi dell'uso dei SN nella formazione
Quando il docente/educatore/formatore conosce gli strumenti e sa come essi potrebbero migliorare/integrare l'apprendimento può progettare/sperimentare la loro applicazione nei percorsi/interventi formativi.
Uso del social network per l'integrazione di apprendimento formale e informale
In quali ambiti sono stati già utilizzati o potrebbero essere utilizzati i SN?
Istituzioni scolastiche e formative (orientamento delle istituzioni in Italia e all'estero; varie esperienze fatte in alcune scuole con Twitter/Facebook in Italia e all'estero)
http://www.slideshare.net/profsis/comunicazione-sociale

Imprese
Amministrazione pubblica
Aggiornamento professionale (LTever e altre comunità di apprendimento/pratica)
Lifelong Learning (autoapprendimento)

3.5 Paragrafo per introdurre gli approfondimenti che seguiranno nei CAP 4
  • ...uso consapevole dei SN (Chiara)
  • Tecniche didattiche ed idee pratiche per sperimentare l'uso dei SN nell'apprendimento nella scuola secondaria di I (e II grado... in un'ottica multidisciplinare e di curriculo verticale?). (Lorena)
  • ...nell'apprendimento linguistico
  • ...social mobile networking... (Giovanni)