Capitolo 2 Social media e software. Funzionalità socio-tecniche ed esempi
Appunti per una premessa al capitolo: il web 2.0 (qualunque cosa significhi questo termine!) è ormai, se non maturo, già in avanzato sviluppo. Da tempo ormai si parla di Web 3.0 (web semantico ecc) (cfr. articolo scritto nel 2008 - Sorrentino G., Ranieri L., Apprendimento 2.0, Apprendimento 3D: competizione evolutiva o integrazione? rivista Formez - articolo 2010: Sorrentino G., Pescuma S., Castello V., Architetture semantiche e apprendimento,in Apprendimento e Nuove Tecnologie, Franco Angeli, 2010). Occorre verificare quanto delle promesse iniziali è stato mantenuto.
2.1 Cosa sono i social media (classificazione ed esempi) L’evoluzione dei media, nei secoli, è stata accompagnata da controversie teoriche e pratiche che hanno in parte condizionato il nostro modo di vivere tale evoluzione. Nel 1991, ad esempio, Stevan Harnad (Harnad, S. (1991) Post-Gutenberg Galaxy: The Fourth Revolution in the Means of Production of Knowledge. Public-Access Computer Systems Review 2 (1): 39 - 53 (also reprinted in PACS Annual Review Volume 2 1992;) fu il primo a parlare di un profondo ripensamento della funzione del libro nell’era elettronica, introducendo il concetto di post Gutenberg galaxy.
Il concetto di medium è ormai accettato univocamente e definito come mezzo di comunicazione attraverso il quale un mittente diffonde il proprio messaggio ad uno o ad una pluralità di destinatari. L’interazione tra mittente e destinatario si esauriva in quella che Jakobson definì la funzione fàtica della lingua (intesa qui come medium), e la sua povertà non era percepita come una lacuna, finché la tecnologia non ha aperto le porte a ben più ampie possibilità. E’ con l’avvento di Internet, infatti, che il canale di trasmissione si fa bidirezionale, consentendo lo scambio continuo di informazioni tra fonte e destinatario. Se Internet è da considerare un medium a sé, alla stregua dei più anziani giornali, delle televisioni ecc., ciò che noi adesso definiamo “social media” sono un naturale portato di Internet. Non appena il “messaggio” è stato diffuso via web, le possibilità offerte da questa tecnologia hanno consentito un rapporto più diretto tra mittente e destinatario, tanto che il confine tra fonte e terminale si è via via fatto più labile, confuso, finendo quasi col coincidere. Cosa sono quindi i social media? Se il concetto di medium in senso generale è ormai accettato, è possibile definire, intuitivamente, come social media, quei media che oltre a svolgere una funzione tradizionale di trasmissione di contenuti, ne favoriscono un uso sociale. La più accreditata definizione la si trova espressa da Kaplan e Haenlein (2010), i quali parlano di “un gruppo di applicazioni basate su internet costruite sulle fondamenta ideologiche e tecnologiche del Web 2.0 e che consentono la creazione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti” (User Generated Content). E’ bene notare che il canale trasmissivo rimane lo stesso in ogni caso: il web, e questo rende alquanto complesso operare una classificazione coerente dei vari social media. La straordinaria versatilità del web ci consente di individuare un diverso sotto-insieme di media, a seconda del punto di vista privilegiato. In linea di massima sono tre i punti di vista differenti da cui poter prendere le mosse per una classificazione:
tipologia di contenuti (testo, audio, video, immagini…)
tipologia d’esperienza (auto-presentazione, presenza sociale…)
La prima tipologia di classificazione fa un riferimento diretto al tipo di social software utilizzato e verrà analizzato nel paragrafo seguente. La seconda classificazione è stata trattata nel capitolo precedente. Sempre seguendo la teoria di Kaplan e Haenlein possiamo distinguere sei tipi diversi di social media:
Collaborative projects ( ad esempio Wikipedia)
blogs and microblogs ( twitter)
content communities (youtube)
social networking sites (Facebook)
virtual game worlds (World of Warcraft)
virtual social worlds (Second life)
(Kaplan Andreas M., Haenlein M. (2010) Users of the world, unite! The challenges and opportunities of Social Media, Business Horizons, 53(1))
Tale classificazione nasce da una matrice in cui vengono incrociati parametri qualitativi relativi al grado di presenza sociale e livello di arricchimento esperienziale del medium, da un lato, con i parametri qualitativi legati al singolo user, e cioè, in ultima analisi, il suo grado di coinvolgimento personale.
Così, ad esempio, nella casella in cui si incrocia un basso livello di coinvolgimento personale con un basso livello di presenza sociale e di arricchimento, troviamo i progetti collaborativi, quali wikipedia, mentre nella casella in cui gli stessi parametri risultano di valore medio, troviamo comunità legate dalla tipologia dei contenuti, come youtube.
2.2 Cosa sono i social software
2.3 Social software basati su testo
2.4 Social software audio-visivi
2.5 Il web 2.0
Esempi di social media a cui dedicare dei singoli paragrafi [personalmente mi concentrerei sui più noti Facebook; Twitter; Youtube; Flick; Myspace]
Appunti per una premessa al capitolo: il web 2.0 (qualunque cosa significhi questo termine!) è ormai, se non maturo, già in avanzato sviluppo. Da tempo ormai si parla di Web 3.0 (web semantico ecc) (cfr. articolo scritto nel 2008 - Sorrentino G., Ranieri L., Apprendimento 2.0, Apprendimento 3D: competizione evolutiva o integrazione? rivista Formez - articolo 2010: Sorrentino G., Pescuma S., Castello V., Architetture semantiche e apprendimento, in Apprendimento e Nuove Tecnologie, Franco Angeli, 2010). Occorre verificare quanto delle promesse iniziali è stato mantenuto.
2.1 Cosa sono i social media (classificazione ed esempi)
L’evoluzione dei media, nei secoli, è stata accompagnata da controversie teoriche e pratiche che hanno in parte condizionato il nostro modo di vivere tale evoluzione. Nel 1991, ad esempio, Stevan Harnad (Harnad, S. (1991) Post-Gutenberg Galaxy: The Fourth Revolution in the Means of Production of Knowledge. Public-Access Computer Systems Review 2 (1): 39 - 53 (also reprinted in PACS Annual Review Volume 2 1992;) fu il primo a parlare di un profondo ripensamento della funzione del libro nell’era elettronica, introducendo il concetto di post Gutenberg galaxy.
Il concetto di medium è ormai accettato univocamente e definito come mezzo di comunicazione attraverso il quale un mittente diffonde il proprio messaggio ad uno o ad una pluralità di destinatari. L’interazione tra mittente e destinatario si esauriva in quella che Jakobson definì la funzione fàtica della lingua (intesa qui come medium), e la sua povertà non era percepita come una lacuna, finché la tecnologia non ha aperto le porte a ben più ampie possibilità.
E’ con l’avvento di Internet, infatti, che il canale di trasmissione si fa bidirezionale, consentendo lo scambio continuo di informazioni tra fonte e destinatario.
Se Internet è da considerare un medium a sé, alla stregua dei più anziani giornali, delle televisioni ecc., ciò che noi adesso definiamo “social media” sono un naturale portato di Internet.
Non appena il “messaggio” è stato diffuso via web, le possibilità offerte da questa tecnologia hanno consentito un rapporto più diretto tra mittente e destinatario, tanto che il confine tra fonte e terminale si è via via fatto più labile, confuso, finendo quasi col coincidere.
Cosa sono quindi i social media? Se il concetto di medium in senso generale è ormai accettato, è possibile definire, intuitivamente, come social media, quei media che oltre a svolgere una funzione tradizionale di trasmissione di contenuti, ne favoriscono un uso sociale. La più accreditata definizione la si trova espressa da Kaplan e Haenlein (2010), i quali parlano di “un gruppo di applicazioni basate su internet costruite sulle fondamenta ideologiche e tecnologiche del Web 2.0 e che consentono la creazione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti” (User Generated Content).
E’ bene notare che il canale trasmissivo rimane lo stesso in ogni caso: il web, e questo rende alquanto complesso operare una classificazione coerente dei vari social media. La straordinaria versatilità del web ci consente di individuare un diverso sotto-insieme di media, a seconda del punto di vista privilegiato.
In linea di massima sono tre i punti di vista differenti da cui poter prendere le mosse per una classificazione:
- tipologia di contenuti (testo, audio, video, immagini…)
- tipologia d’uso (comunicazione, multimedia, intrattenimento…)
- tipologia d’esperienza (auto-presentazione, presenza sociale…)
La prima tipologia di classificazione fa un riferimento diretto al tipo di social software utilizzato e verrà analizzato nel paragrafo seguente. La seconda classificazione è stata trattata nel capitolo precedente.Sempre seguendo la teoria di Kaplan e Haenlein possiamo distinguere sei tipi diversi di social media:
- Collaborative projects ( ad esempio Wikipedia)
- blogs and microblogs ( twitter)
- content communities (youtube)
- social networking sites (Facebook)
- virtual game worlds (World of Warcraft)
- virtual social worlds (Second life)
(Kaplan Andreas M., Haenlein M. (2010) Users of the world, unite! The challenges and opportunities of Social Media, Business Horizons, 53(1))Tale classificazione nasce da una matrice in cui vengono incrociati parametri qualitativi relativi al grado di presenza sociale e livello di arricchimento esperienziale del medium, da un lato, con i parametri qualitativi legati al singolo user, e cioè, in ultima analisi, il suo grado di coinvolgimento personale.
Così, ad esempio, nella casella in cui si incrocia un basso livello di coinvolgimento personale con un basso livello di presenza sociale e di arricchimento, troviamo i progetti collaborativi, quali wikipedia, mentre nella casella in cui gli stessi parametri risultano di valore medio, troviamo comunità legate dalla tipologia dei contenuti, come youtube.
2.2 Cosa sono i social software
2.3 Social software basati su testo
2.4 Social software audio-visivi
2.5 Il web 2.0
Esempi di social media a cui dedicare dei singoli paragrafi [personalmente mi concentrerei sui più noti Facebook; Twitter; Youtube; Flick; Myspace]
Molto chiaro,Giovanni! grazie (Lorena).